En la pastoral bíblica

Nella sua Dichiarazione finale, l’ultimo XXV o Capitolo Generale affermava: “Come Figli del Cuore Immacolato di Maria, siamo chiamati ad essere uomini aperti allo Spirito, guidati da Lui e sempre docili alle sue ispirazioni” (MS 39). Partendo di questa definizione carismatica, a noi ricordata dal Capitolo ed in sintonia con la voce ecclesiale, proponiamo questa breve riflessione.Infatti, occorre interrogarsi sul significato di una tale chiamata del Capitolo Generale a noi, come Missionari Clarettiani cioè quelli che ascoltano e poi se mettono al servizio della Parola di Dio. Detto diversamente, come possiamo appropriarci e dunque assumere questa caratteristica carismatica secondo la quale siamo dei Missionari “con Spirito” (MS 39-41) nel campo della pastorale biblica?Rispondere a questa domanda significa, crediamo, contemplare riflettendo su questa terza persona trinitaria (lo Spirito Santo), e vedere quale è il suo ruolo nel ministero della Parola.Tutti lo sappiamo: la natura divina è essenzialmente spirituale. Dio è Spirito (e non materia)! E Gesù accennerà che il momento viene in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità (Jn 4,23.24). Vediamo dunque che sia ogni relazione con Dio o sia qualunque attività fatta nel suo nome, esso dovrebbe imperativamente avere una fonte pneumatologica, a fortiori ciò che riguarda l’ascolto, la meditazione e l’annuncio della sua Parola. Come Missionari Clarettiani occorre essere attenti al Soffio dello Spirito. Egli ci parla. Le nostre iniziative devono essere ispirate, sviluppate e compiute da Lui. Mai dimenticare che è proprio Lui , “lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce (…) che il Padre manderà (…), egli v'insegnerà ogni cosa “ (Jn 14,17.26). È chiaro che tutte le nostre programmazioni, le nostre buone intenzioni per sviluppare la pastorale biblica sono da incoraggiare. Tuttavia, ed è la mia intima convinzione, dobbiamo lasciare SEMPRE lo Spirito mettere la sua firma. È Lui che deve dire l’ultima parola nell’ermeneutica biblica. Nessuna interpretazione fuori di Lui! Come Gesù fu l’esegeta del Padre nel suo tempo (Jn 14,9), oggi nella Chiesa lo Spirito è l’esegeta della Parola di Dio. Altrimenti, ciò che vogliamo fare, anche con le strategie pedagogico-pastorale le più affilate, non avrà nessun risultato.Ricordiamo qua, ciò che tutti sappiamo già. È lo Spirito che ci fa penetrare nella Verità che è Gesù (Jn 14,6). Allora, come si può parlare di Gesù (pastorale biblica) senza Spirito? E come capire questo Spirito senza pregare? È piuttosto nella preghiera (intima, personale ma anche con gli altri) che sorgano le “luci” per un’interpretazione giusta, prima di portarla al popolo di Dio. Essere Missionario “con Spirito” nell’ambito della pastorale biblica significa ricordarsi SEMPRE delle due caratteristiche dello Spirito Santo nell’economia Trinitaria: Lo Spirito è un elemento unitivo (ad intra) ed oblativo (ad extra). Anche noi, Clarettiani, dobbiamo considerarci come DONO GRATUITO E ASSOLUTO per i nostri fratelli (uscire da sé). Da questa disposizione oblativa scaturisce la nostra missione di promuovere l’UNIONE E LA COMUNIONE in questo mondo spezzato da diverse violenze.Insomma, auguriamo a tutti coloro che sono nell’apostolato biblico, e che lo fanno già con tanto amore, di non prendere la Bibbia senza dire prima col salmista (Ps 104,30): תְּשַׁלַּ֣ח ר֭וּחֲךָ יִבָּרֵא֑וּן וּ֜תְחַדֵּ֗שׁ פְּנֵ֣י אֲדָמָֽה׃ (Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra). 
Aristide MEDOU Essomba, CMF [Cameroun]

"¡Somos misioneros! La Misión pertenece a nuestra identidad más profunda". | "We are missionaries! The Mission belongs to the core of our most fundamental identity".

MS 1 (Cf. CC 2; Dir 26.)